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Vi racconto la mia passione!

Oggi non ho intenzione di parlare di attualità o politica, ma di farvi conoscere una mia passione. Del resto, se questo è un Diario, nello specifico il mio diario, c’è ampio spazio anche per parlarvi di me e permettervi di conoscermi meglio.

Dal 2008 ho cominciato ad interessarmi alla creazione di bigiotteria artigianale,  e realizzo principalmente anelli, bracciali ed orecchini: in queste settimane sto lavorando ad un nuovo progetto che porteró con me all’Italia 5 Stelle a Rimini.

Girando per il web mi sono resa conto che in Italia la creazione di bigiotteria artigianale non è sviluppata come negli altri Paesi, o meglio, tantissimi fanno e molto pochi insegnano come farlo (o sanno insegnarlo): gran parte di ciò che io ho appreso l’ho infatti imparato da tutorial di insegnanti per lo più americani, quindi ho deciso di dedicare una pagina qua sul blog proprio a questo per chi dovesse esserne interessat*, dove metterò a disposizione tutte le cose che io ho imparato in questi nove anni di studio e pratica.

Magari a qualcun* di voi può far venire voglia di cimentarsi!

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Due degli ultimi bracciali che ho realizzato, con perle di vetro (in grigio) e di legno (multicolore).  Sono semplicissimi e perfetti da fare nei ritagli di tempo o se non si hanno grandi competenze in materia!

La creazione di gioielli artigianali per me non è solo rilassante, ma riuscire a visualizzare un progetto nella propria mente e vederlo materialmente finito mi regala grande gioia e soddisfazione, e ancora di più quando sono le altre persone a commissionarmi un qualcosa che io riesco a realizzare per loro.

Indubbiamente,  come tutte le arti artigiane, si impara facendolo, la teoria serve soltanto se viene immediatamente applicata, ci vuole molta pazienza e solo quando si prende confidenza con un progetto base si può passare al livello successivo, anche perché non è raro di capire perfettamente un passaggio in teoria e doverci perdere ore per riuscire a realizzarlo senza problemi! Fili e perline possono essere molto frustranti se non li si approccia con il giusto spirito!

Ad esempio, per me è un segnale di dover interrompere il lavoro se i fili che sto usando cominciano ad intrecciarsi ed annodarsi su sé stessi, o se le perline non si posiziano come dovrebbero: significa che non sono sintonizzata con la creazione, perché sono troppo nervosa o stanca per continuare o perché semplicemente “non è giornata”. Chiunque di voi abbia un hobby manuale (come lavorare il legno o il ferro, ad esempio, o dipingere) capisce perfettamente di quali tipo di sensazioni sto parlando.

Se vi va raccontatemi un pò di voi, di che hobby avete e di cosa vi piace fare.

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Gli ideali sono sempre validi?

Se ci sono delle cose che l’attivismo politico mi ha insegnato in questi anni ce ne sono sicuramente due in particolare:

1. La prima è che non si può sempre accontentare tutti. Anche applicando le migliori decisioni o idee del mondo qualcuno sarà sempre scontento, quindi con l’esperienza si impara a fare del nostro meglio ed a scremare la critica dall’attacco strumentale;

2. La seconda cosa è che non bisogna farsi prendere troppo la mano dal potere che la politica può conferire e tenere in mente che non sempre se noi abbiamo delle idee e degli ideali questi, se applicati indiscriminatamente, porterebbero un reale vantaggio generale per la comunità.

Un esempio che mi viene subito in mente è quello della lotta all’inquinamento: se noi decidessimo di chiudere tout-court tutte le fabbriche che risultano troppo inquinanti, sicuramente avremmo risolto in parte il problema dell’inquinamento, ma avremmo distrutto un tessuto sociale mandando a casa centinaia se non migliaia di lavoratori, con tutti i dipendenti e le aziende anche dell’indotto: quindi una cosa da tenere sempre in considerazione è che in politica bisogna mediare sulle proprie posizioni e sui propri ideali e confrontarli poi con i risultati che porterebbero nella realtà una volta applicati, e soprattutto avere la lungimiranza di pensare al futuro, alle conseguenze delle nostre decisioni.

Bisogna partire dal massimo obiettivo che si vorrebbe perseguire es. “Fabbriche che non inquinano e piena occupazione”, e poi calarsi nella realtá e muoversi verso quella direzione con la politica dei piccoli passi, tenendo anche conto che non sempre lo sviluppo tecnologico può andare di pari passo con la nostra immaginazione (che non ha confini) e quindi potrebbe essere impossibile avere “fabbriche che non inquinano” nel giro di pochi anni, ma riuscire ad ottenere fabbriche che inquinano il 50÷ in meno di quelle attuali grazie a delle nuove costruzioni ed a oculate politiche di bonifica dell’esistente. Sarebbe già una grande vittoria e magari i nostri figli o nipoti potrebbero migliorare ulteriormente questi standard.

Quindi anche le migliore idee, se portate avanti in maniera fanatica, in modo cieco senza pensare alle loro conseguenze e agli effetti che hanno poi sulla realtà, possono in realtà diventare dannosissime. Tornando all’esempio della fabbrica che inquina e che viene chiusa con tutti i dipendenti che restano a spasso:

1. Chi riqualificherà questi dipendenti che necessitano di trovare un altro lavoro? Lo stato sociale e le leggi in vigore permettono a queste persone di trovare facilmente un nuovo lavoro?

2. Chi li manterrà nel frattempo in cui restano disoccupati se hanno sempre lavorato in fabbrica e le fabbriche nel giro di km non ci sono più e non rientrano più nelle fasce d’etá garantite da incentivi per l’occupazione?

3. Chi indennizerá ed in che modo le aziende dell’indotto che hanno perso un grosso giro di affari?

Queste sono sono alcune delle domande a cui dare risposta prima di agire, ed ovviamente questo esempio è estendibile a tutte le decisioni che un’amministrazione deve prendere, ancora di più se a livello nazionale.

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Siamo la gente (il potere ci temono)

Così recita una delle più famose pagine di Facebook che si diverte a sbeffeggiarci, prendendo di mira alcuni “grillini” veri o presunti e le loro uscite spesso demenziali sui social network.

Ve la posso dire una cosa in tutta sincerità? Fanno proprio bene.

Il loro unico sbaglio è considerare TUTTI i pentastellati come una manica di ignoranti e non considerare la verità,  ossia che questo branco di “ggggente” é una minoranza che crea al Movimento un danno di immagine e credibilità grandissimo, che impedisce a molti moderati di votarlo, e che esiste purtroppo in tutti gli schieramenti politici. Nel Movimento in cui “ognuno vale uno” il loro diritto di parola vale quanto quello di tutti gli altri, per questo emergono con più forza.

Sono i classici urlatori da tastiera, che consci della loro minoranza ed ignoranza gridano più forte degli altri per sovrastare le voci di chi cerca di esprimere concetti sensati, e non portano nessun vantaggio serio alla causa che vorrebbero sponsorizzare, anzi tutt’altro!

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Gruppetti di facinorosi che nascosti dietro al paravento di idee anche giuste e nobili (che vengono ridicolizzate e svilite dai loro interventi) sfogano le loro frustrazioni sui social, riversando sugli altri il loro odio, la loro non cultura, i loro pregiudizi e tutte le cose negative che ne conseguono, ritenendosi una razza eletta e superiore, che possiede ogni verità e vorrebbe eliminare non solo dal M5S stesso, ma forse anche dal mondo, tutti coloro che non si adeguano ai loro deliri, alle loro idee assolutiste e spesso, ammettiamolo, assurde, antistoriche e financo impraticabili nella realtà.

Pensano di essere milioni in quanto si circondano solo di gente che la pensa come loro, non accettano contradditorio, loro “lo sanno”. Non hanno bisogno di vedere da vicino le cose,  di aprire un libro per studiare, di parlare con chi ne sa più di loro, perché loro ne sanno a prescindere più di tutti. Sempre e su qualsiasi argomento. Sono fieri di pensarla tutti uguale e si comportano come un branco: se qualcuno gli tocca una loro idea o un loro leader parte “questa è Sparta” e ti ritrovi decine o centinaia di commenti -spesso sempre dei soliti, ma loro non se ne rendono conto- pieni di invettive, minacce e deliri, spesso capitanati da un capopopolo che dirotta il branco con post del tipo “andiamo tutti sulla pagina X ad insultare!”.

In verità vi dico, come uno più famoso e buono di me, che questa gente mi causa sensazioni varie di pena, sdegno, rabbia… nessuno ne prende mai ufficialmente le distanze in maniera netta ed assoluta perché queste persone votano.

Hanno lo stesso vostro diritto di voto, e spesso citano anche fantomatici “programmi” delle forze politiche che esistono solo nella loro mente, per giustificare le boiate che riescono a tirare fuori dal cilindro.

Ogni volta che mi capita di averci a che fare mi invogliano a fare una qualche petizione per dare il diritto di voto solo a chi supera un esame, con punteggio e soglie per il rinnovo: chi lo supera brillantemente, per 10 anni non dovrà ripeterlo purché si rechi alle urne ad esercitare il proprio diritto di voto (anche invalidando la scheda, purché si esprima), chi ottiene una sufficienza risicata deve rinnovarlo l’anno successivo, chi non risulta sufficiente deve seguire dei corsi di educazione civica e politica e non potrà votare fino al raggiungimento della sufficienza al test.

Ovviamente test che non riguardino solo eventi o personaggi politici, leggi etc…, ma anche regole del vivere civile, netiquette, rispetto del pensiero e delle idee altrui.

Ci arriveremo mai?

 

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Italia 5 Stelle a Rimini

Quest’anno il ritrovo annuale del Movimento 5 Stelle si terrà a Rimini, nella zona della Fiera, dal 22 al 24 settembre.

Memore del primo Italia 5 Stelle a Roma nel 2014, dove mi ritrovai a prenotare solo una quindicina di giorni prima trovando una camera tipo a 15 km dal Circo Massimo, quest’anno mi sono mossa per tempo ed ho già fissato la stanza!

Cliccando sull’immagine potrete avere tutte le informazioni necessarie, ricordate che potete segnarvi come volontari se ne avete la possibilità e che l’evento è ad ingresso totalmente libero ed è aperto a tutti!

Mi raccomando siate generos* e fate anche solo una piccola donazione, ricordate che noi non prendiamo finanziamenti pubblici e tutto ciò che facciamo è merito del contributo anche minimo di tutta la Comunità!

Sarà un bellissimo modo per incontrarci e passare tre giorni insieme, e per chi non ci conosce venire a toccare con mano cosa significhi essere Pentastellati! Lá fuori ci sono tanti che sono del 5 Stelle ed ancora non lo ammettono! 😅

Ci vediamo a Rimini!

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PS: Se decidete di prenotare una stanza tramite Booking.com, nella colonna a destra trovate un link che vi permetterá di ottenere uno sconto di 15 euro da poter utilizzare per la vostra prenotazione, approfittatene pure, se vi registrate al sito dopo aver prenotato avrete anche voi il vostro link. Per ringraziarvi del passaparola avrete anche voi 15 euro per ogni persona che prenota grazie a voi, quindi il vantaggio è triplice. Per voi, per il sito e per gli altri che risparmiano! 

 

 

 

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Lo Zeitgeist e la spada di Barbicone

Chi mi conosce sa benissimo come la penso sulla mentalità italiana e senese e sul rapporto che gli italiani ed i senesi in particolare hanno con la politica e soprattutto con la ribellione.

Un fatto avvenuto in questi giorni a Siena che mi ha colpita particolarmente è stato l’atto vandalico che ha interessato la statua in bronzo di Barbicone, ossia Francesco d’Agnolo, un lanaiolo e personaggio storico famosissimo perché fu il più grande rivoluzionario senese e nel 1371 capeggiò la rivolta cittadina che al grido di “pace ed abbondanza” chiedeva maggiore equitá sociale e diritti per i cittadini meno agiati, ed al loro diniego portò all’uccisione di molti dei governanti del tempo, con Barbicone stesso che, capeggiando la sommossa, in preda alla furia ne lanciò alcuni dalle finestre del Palazzo Comunale, ponendo fine al Governo dei Nove.

La statua di Barbicone con la spada intatta, che decora la fontanina della Contrada del Bruco.

Barbicone era un contradaiolo della Nobile Contrada del Bruco: oggi la sede del Bruco si chiama proprio Il Barbicone e la loro Fontanina è decorata da una statua bronzea di Barbicone stesso, a cui nel notte scorsa è stata spezzata ed asportata la spada.

Perché ho intitolato questo articolo citando lo Zeitgeist? Perché lo Zeitgeist è lo spirito del tempo, è quel sottotraccia culturale che anima una determinata società e spezzare la spada di Barbicone è come un simbolo del voler spezzare una ribellione: è come dire all’anima della rivoluzione senese non dovete ribellarvi, spunteremo le vostre armi.

Ovviamente io penso sia stato solo l’atto vandalico di uno sciocco, magari ubriaco, o di un turista volgare che si è voluto prendere un “souvenir”. Ma il messaggio simbolico che passa è fortissimo, a Siena nemmeno Barbicone ha più la sua spada.

Del resto siamo la città in cui si picchia un uomo, lo si lancia da una finestra, lasciandolo agonizzante venti minuti in un vicolo col suo orologio che vola di sotto decine di minuti dopo, ma archiviamo tutto come suicidio dopo indagini e perizie che lasciano un enorme senso di rabbia ed amarezza ed in cui la Banca di cui quell’uomo era a capo dell’Ufficio Comunicazione è stata distrutta dagli stessi che ci Governano a livello sia locale che Nazionale, ma nessuno ancora paga, sia penalmente che in solido.

Siamo la città in cui la vedova di quell’uomo è sotto processo con un giornalista, senza nessuna colpa, come nel famoso romanzo di Kafka, perché alcune mail tra suo marito e l’allora AD della Banca sono state rese pubbliche, senza che nessuno li abbia mai querelati per questo.

Auguro a Barbicone di ritrovare al più presto la sua spada.

REVOLUTION.

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Panem et circenses

Quest’ultima è stata una settimana molto ricca di avvenimenti, in particolar modo due eventi hanno scatenato il chiacchericcio estivo: il megaconcerto di Vasco Rossi al Modena Park ed il rinnovo del giovane portiere Donnarumma con la squadra del Milan.

Ciò che ha scatenato le polemiche non sono stati gli eventi in sé, quanto due riflessioni a margine.

La prima è che per un concerto in Italia oltre 220.000 persone si sono organizzate, hanno speso centinaia di euro e preso le ferie a lavoro, magari arrivando a Modena anche uno o due giorni prima, mentre per protestare contro le leggi assurde del Governo si muovono poche centinaia (raramente migliaia) di persone. Ad esempio, sapete cosa sta combinando il Governo per “risolvere” il problema delle due Banche Venete? Sapete che sta tentando di esautorare il Parlamento dai suoi poteri?
Tutti gli azionisti e gli obbligazionisti, i dipendenti a rischio esubero perché non vanno a dirgli in faccia cosa pensano?
Con il Monte dei Paschi è stato uguale, qui a Siena sembrano tutti morti, a protestare in piazza eravamo l’ultima volta una dozzina di persone. Poi se leggi i social tutti leoni. Da tastiera, però.
Ci si muove in branco solo per concerti o fare la fila per l’ultimo costosissimo oggetto tecnologico inutile, mentre magari stiamo ancora pagando le rate del modello precedente.

A me piacciono da morire i concerti, le sagre e le feste, ma questo non mi impedisce di interessarmi anche a cose più serie ed utili per la collettività, mi piacerebbe vedere un pò di amor proprio generalizzato nei miei compaesani. Se l’Italia va male, è proprio grazie al nostro lassismo ed al disinteresse per le cose serie, quindi poi è inutile offendersi se ce lo fanno notare o gli stranieri ci prendono in giro, perché hanno pienamente ragione.

Protesta di febbraio a Bucarest contro una legge “salvacorrotti”

E con questo ci riallacciamo a Donnarumma, che dopo aver fatto mettere in moto tutta la macchina amministrativa e burocratica per poter dare l’esame di maturità da privatista un anno in anticipo, all’ultimo, dopo aver ottenuto un rinnovo di contratto da 6 milioni di euro, non si è presentato all’esame perché è andato a fare le vacanze ad Ibiza.
Non poteva aspettare tre giorni, mi immagino il suo spirito di sacrificio nelle altre attività che svolge ogni giorno. Coglioni gli altri che oltre a studiare hanno dato pure l’esame prima di farsi le meritate vacanze (magari proprio ad Ibiza)? No, se questo deve essere un esempio per i suoi coetanei, e mi auguro che non lo sia minimamente, è facile capire perché in Italia stiamo ridotti così.
Se riesco ad intercettare qualche maturando milanista che manda in culo Donnarumma ed i suoi milioni,considerandolo un miracolato, questo Paese ha ancora speranza.

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Davvero non siamo più capaci di divertirsi senza bere?

Noi del Movimento 5 Stelle diciamo sempre che quello che conta sono le buone idee, quindi non ha importanza chi le propone, quale colore o idea politica le porta avanti, l’importante è che siano idee utili per i cittadini e di buon senso.

Proprio a questo riguardo intervengo in merito al fatto che in questi giorni si sta facendo una grandissima polemica per un’ordinanza fatta dal Sindaco di Torino, Chiara Appendino, una ordinanza anti-alcool (così definita) e appunto perché non contano le parrocchie politiche, ma contano le buone idee, anche a Siena (dove c’è la Giunta Pd o comunque di pseudo sinistra da sempre) c’è un’ordinanza che è molto simile a quella che ha emanato l’Appendino e che secondo me è un’ordinanza giustissima e sensata.

Cosa dice questa ordinanza? Tre cose fondamentali:

  • Dalle 23:00 alle 2:00 di notte non si può comprare alcool da asporto. Le restanti bevande non possono essere portate in giro in bottiglie o contenitori di vetro, ma soltanto farsele travasare i bicchieri di carta o di plastica.
  • Dalle 2:00 di notte alle 6:00 del mattino i locali non possono più vendere l’alcool.
  • Spetta ai singoli locali garantire il decoro al loro esterno.
Cosa prevede l’Ordinanza di Siena

Niente di trascendentale quindi. Ordinanza nata anche a seguito di lamentele dei residenti nelle strade della cosiddetta “movida”, che lamentano urla, schiamazzi fino a notte inoltrata, urina e vomito di ubriachi per la strada, risse etc… oltre a cumuli di bottiglie rotte o comunque lasciate in giro e non deposte nei luoghi deputati, che come abbiamo tristemente visto per i fatti di Piazza San Carlo a Torino non creano solo degrado, ma anche pericolo.

La cosa molto brutta è che a Torino ci sono stati degli scontri tra dei giovani e la polizia proprio per contestare questa ordinanza e anche a Siena un gruppo di ragazzi facenti parte di un collettivo universitario hanno scritto un post su Facebook molto pesante, che non ho problemi a definire brutto e fuori dal mondo, accostando le due ordinanze e arrivando a parlare di REPRESSIONE DEL DIVERTIMENTO DEI GIOVANI.

Ora, tutti gli italiani mediamente informati lo sanno che a Siena ci sono tanti problemi, e sicuramente la mancanza di spazi di aggregazione è uno di questi, ma sentir dire addirittura da questi ragazzi che Siena è  una città che reprime il divertimento perché c’è questa ordinanza non mi fa semplicemente sorridere un po’ di superiorità, da donna adulta che é già stata giovane, che ama bere birra ed ha fatto più volte chiusura nei pub o partecipato a feste in contrada o sagre, mi fa proprio arrabbiare.

Io dico molto chiaramente come la penso, per me delle persone che dicono “visto che non c’è altro da fare passo la notte a bere” (a Torino non c’è nulla da fare la sera se non bivaccare in giro per le strade e le piazze bevendo alcoolici fino a tarda notte? Sul serio?) o non sanno stare senza bere alcool dalle 2:00 di notte alle 6:00 del mattino hanno un grave problema con l’alcolismo, perché qui non si parla di divertimento, ci si può tranquillamente divertire senza doversi ubriacare o senza dover per forza bere alcoolici in piena notte. Inoltre l’ordinanza dice che fino alle 2:00 del mattino si può tranquillamente comprare dell’alcool quindi fino alle 1,59 lo si può comprare e berselo con calma.

Inoltre ci sono tante cose da bere, ad esempio l’acqua. Ebbene sì, in piena notte mentre si fa una chiaccherata con gli amici si possono tranquillamente bere acqua, succhi di frutta, bevande analcooliche, non c’è bisogno di bere l’alcool per forza quindi il fatto non sussiste.

Se dà fastidio che dalle 23:00 si possa consumare da bere solo stando in un locale, ma non lo si possa portare in giro nella bottiglia di vetro e quindi ci si lamenti di doverlo mettere in un bicchiere di plastica, si può semplicemente non berlo perché non è un obbligo andare in giro per la strada o sedersi in giro su scalinate di chiese, basamenti di monumenti, piazze o panchine a bere bevande in bottiglie di vetro. Cosa ci sarà di male a farsele versare nella plastica o in un bicchiere di carta non lo capisco proprio.

Avete mai visto gruppi di centinaia di persone che quando hanno messo il divieto di fumare nei luoghi pubblici anche all’aperto sono andati a fare cariche contro la polizia? Eppure la nicotina crea dipendenza… No, al massimo hanno detto p**** miseria e noi adesso come facciamo, dobbiamo fumare meno! Però se hanno capito che fumare fa male anche agli altri e l’ordinanza serve a tutelare TUTTI, anche coloro che non fumano o fumano poco, a questo concetto può arrivarci anche chi non sa moderarsi nel bere. Giá, purtroppo anche bere eccessivamente fa male anche agli altri e le lamentele di chi vive nei luoghi della movida sono lí a dimostrarlo, insieme ai centri di recupero per alcoolisti, gli ospedali, gli operatori ecologici e le forze di polizia.

Forse un buon deterrente cari amministratori, di qualsiasi forza politica voi siate, potrebbe essere questo: non limitarsi ad installare telecamere nelle strade, ma poi divulgare i filmati delle persone in preda ai fumi dell’alcool, mostrando ai cari sostenitori del bere ad oltranza come si comportano e quali sono i loro atteggiamenti dopo il terzo o quarto drink (sappiamo tutti che spesso sono di più, anche perché chi fa una sola bevuta non va a cercarla alle 2 del mattino).

Inoltre mi viene da pensare che di questi antagonisti dell’ordinanza nessuno guidi e tutti usino il mezzo pubblico, perché è reato mettersi alla guida dopo aver bevuto, o abitino tutti a pochi metri a piedi dalle zone che frequentano di sera.

Quindi, anche se fortunatamente parliamo di una minoranza di persone, queste cose mostrano che ci sono persone (a Torino contro la polizia erano giovani tra i venti ed i trenta anni, non adolescenti ribelli) che se non si ubriacano e non esagerano non sanno stare in compagnia e divertirsi, non hanno il senso del limite nelle cose e soprattutto non ragionano. Sicuramente questo tipo di personaggi sono sempre esistiti, ma è grave che non abbiano il rispetto di sé stessi e degli altri e quando tu glielo fai notare diventano anche saccenti, strafottenti, ti ridono in faccia ed offendono, come se richiedere il rispetto degli altri, il rispetto delle regole e degli spazi comuni fosse una cosa che fanno solo gli stupidi o coloro che “sono vecchi e non si sanno divertire”.

Inoltre a chi fa del benaltrismo, accusando le istituzioni di non occuparsi delle zone dello spaccio mentre “vogliono punire chi si diverte” chiedo provocatoriamente: Perché, tra chi abusa del bere e chi si droga che differenza c’è?

 

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Opinionisti o giornalisti? Sono cose differenti!

In Italia da tempo viene portato avanti un dibattito che riguarda il giornalismo o meglio quello che mi sento di definire il cosiddetto “giornalismo di opinione”: che cosa significa questo?

Alcune importanti testate Italiane

Il giornalismo in Italia, salvo pochi nomi, è sempre meno credibile: i giornali stanno crollando a picco, non vendono più e le persone tendono anche a guardare sempre meno il telegiornale. Con l’avvento di internet le persone comprano sempre meno giornali cartacei e guardano sempre meno il TG perché tramite lo smartphone il computer o il tablet hanno le notizie in tempo reale sempre disponibili da tutto il mondo.

Inoltre il giornalismo italiano si macchia da diverso tempo di un problema molto grave, cioè i giornalisti fanno sempre meno i giornalisti, coloro cioè che scoprono e raccontano le notizie, e sempre più gli opinionisti, sia politici che culturali: questo sta a significare che non riportano i fatti, ma molto spesso inventano anche delle notizie di sana pianta pur di far trapelare quali sono le loro opinioni e simpatie politiche, quindi se c’è qualcuno (che sia un partito, movimento o personaggio) che non gli va a genio inventano notizie per screditarlo o travisano volutamente un fatto realmente accaduto per far passare la loro opinione sui fatti come verità e danneggiare la controparte.

L’avvento di Internet ha permesso a tutte le persone che lo desiderano di poter esprimere liberamente le proprie opinioni soprattutto grazie a Facebook e grazie ai blog come questo dove io riporto i miei pensieri, ma io non sono una giornalista. Chi capita sul mio blog già dal titolo sa che io ho determinate idee e viene a leggerlo PROPRIO per questo.

Su Internet si trovano degli opinion leaders, come ad esempio Selvaggia Lucarelli, che non ha il tesserino da giornalista, ma esprime liberamente le sue idee sulla gente e gli avvenimenti quotidiani,  riscuotendo grande seguito: chi la legge lo fa proprio perché vuole leggere le idee della Lucarelli, non un racconto imparziale.

Quando una persona si rivolge ad un giornale o guarda il telegiornale al contrario non vuole ascoltare le opinioni del giornalista, altrimenti leggerebbe i blog su internet o i post di Facebook, ma vuole essere informato sui fatti così come si sono svolti, oggettivamente: le opinioni se le fa poi da sola. Invece TG e giornali sono sempre più mezzi di propaganda politica, e tutto ciò alla gente mediamente istruita ed informata dá profondamente fastidio, perché nessuno vuole che gli si inculchi ciò che deve pensare e sentirsi leso nella propria intelligenza.

Una cosa poi veramente terribile sono i famosi talk show cioè quei pollai (perché non mi viene una parola migliore per definirli) dove ci si urla contro e c’è un conduttore che si spaccia per giornalista, ma in realtà si comporta come un semplice presentatore, che incalza quelli che gli stanno antipatici con 1000 domande anche assurde o palesemente in mala fede, senza dargli tempo di rispondere o parlandogli sopra, cercando di metterli in difficoltà o fargli perdere la pazienza o almeno il filo del discorso, mentre a tutti quelli che sono della sua stessa parte politica non fa domande sgradite o comunque li lascia dire tutto quello che vogliono, anche se notoriamente falso e demagogico, senza contraddittorio.

È vero che gran parte degli italiani sono ancora magari culturalmente arretrati non usano bene Internet e quant’altro, ma se un blog è seguito da qualche migliaio di persone, un talk show per quanto poco visto arriva quasi al milione di spettatori, inoltre ripetendo che da un giornalista ci si aspetta un’informazione seria e veritiera, i danni che può fare con l’opinionismo sono palesi.

Ci sono poi delle penne importanti, come Marco Travaglio, Luisella Costamagna e Franco Bechis, che riescono a coniugare giornalismo ed opinione perché sono molto bravi ed imparziali e riportano i fatti oggettivi riuscendo anche a dare una loro visione dello stato sociale, ma per l’appunto sono pochi i giornalisti che hanno questa capacità di essere al di sopra delle parti, tanto che a volte possono risultare anche antipatici perché hanno delle idee di società molto chiare e non fanno sconti a nessuna parte politica.  Molti nel cercare di imitarli in realtà li scimmiottano malamente, perché non hanno capito che loro sono persone con degli ideali che raccontano i fatti ponendoli poi a raffronto del loro ideale, non dei lecchini che pendono criticamente o per convenienza da una sola parte.

Questo mi fa venire in mente la battuta che sia io che diversi 5 stelle facciamo spesso quando veniamo definiti “grillini”: non siamo noi a pensarla come Grillo, è lui che ha consentito di unire nel Movimento tutti quelli che la pensano come noi.

E badate bene che la differenza tra le due cose è la stessa che passa dal fare opinione a essere giornalista.

 

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I risultati delle elezioni amministrative

I risultati di queste elezioni amministrative, ammettiamolo, non sono andati come ci aspettavamo: nonostante questo non si può parlare di “debacle” del M5S alle amministrative, in quanto nei Comuni dove si è presentato il consenso per il M5s è aumentato rispetto a 5 anni fa, nonostante sia aumentato anche l’astensionismo. Ci aspettavamo che il popolo italiano fosse pronto alla rivoluzione, non lo è ancora, ci vorrà del tempo, ma noi non ci fermiamo di certo.
Emblematico è il caso di Luca Pirondini a Genova: nonostante il “caso Cassimatis” montato dai media e le due liste fatte sia dalla stessa Cassimatis che dall’altro ex 5 stelle Paolo Putti, il solo Pirondini ha preso un’altissima percentuale di voti, aumentando i consensi rispetto alle ultime amministrative di Genova di 5 anni fa. Stessa cosa successa a Palermo, dove il M5S è passato dal 4÷ del 2012 al 13÷ di ieri con Ugo Forello candidato Sindaco.
Però se c’è una cosa che queste amministrative ci hanno insegnato e dobbiamo farne tesoro assolutamente, è che alle comunali non si può contare semplicemente sul traino del simbolo nazionale del Movimento, ma contano i volti, contano le persone: alle Comunali si votano i volti conosciuti sul territorio.

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A differenza del Parlamento dove siccome si legifera si predilige che i Parlamentari siano giovani, attivi sul territorio nazionale, magari laureati ed in grado di affrontare un dibattito televisivo, per i Comuni non funziona così: un problema locale del M5S è che candida spesso persone giovanissime che non hanno esperienza politica, quindi chi le deve votare, trovando sulla lista un nome noto e un giovanissimo, non si fida della sua esperienza e delle sue capacità di amministrare, quindi che succede? Si dà il voto alla lista del Movimento 5 Stelle perché si spera nel rinnovamento e ci piacciono i loro ideali e parte del loro programma, però come Sindaco si va a votare il volto ormai noto e conosciuto che dá diciamo “continuità con il passato”… la mentalità é “Io voto la lista del cinquestelle così questa persona giovane entra in consiglio e si fa le ossa e fa una buona opposizione e magari tra 5 anni ne riparliamo, però come Sindaco voto x perché già lo conosco.”
Un’altra cosa importante da considerare è che l’italiano dimentica molto in fretta! Quindi se un ex candidato sindaco si ricandida non stanno tanto a pensare ai disastri che magari ha giá combinato, ma solo che è un volto familiare, quindi se sulla scheda trova affiancati l’ex ed un esordiente vota in gran parte dei casi l’usato sicuro.
Questo è dimostrato anche dal fatto che il M5S vince nei piccoli comuni, dove tutti si conoscono, o arriva al ballottaggio dove è già presente da 5 anni in consiglio comunale, quindi i candidati a Sindaco sono ormai volti conosciuti in città.
Ovviamente escludendo casi estremi di mafie e clientelismo, che non possono essere validati a statistica se non in particolari zone critiche del Paese. Per quello però andrebbe prima cambiato il Governo nazionale per poi passare al locale! 😉

Un altro importante argomento che conta tantissimo a livello locale e che troppi tengono a trascurare, è che il Movimento 5 Stelle corre da solo, con la sua unica lista, gli altri partiti invece si coalizzano con tante piccole liste civetta finto civiche che hanno il solo scopo di drenare voti.
Ecco che così si scopre che un partito vince con magari 1000 voti di scarto sul M5S, voti che gli arrivano da 4 o 5 listine civetta che da sole a malapena arrivano al 3÷, mentre se avesse corso da solo, al pari del Movimento, avrebbe perso. Sapendo che in queste listine locali molti si trovano candidati figli, fratelli, amici etc… è facile capire come possano ottenere quel centinaio di voti che poi convergono nel partito principale, che molti di quei votanti non sosterrebbero mai direttamente.
Questo purtroppo è dovuto anche all’ancora marcato analfabetismo politico di molti Italiani, che non vogliono capire che la politica influenza tutta la loro vita ed invece di interessarsi direttamente ai candidati ed i loro programmi, votano di malavoglia, per conoscenza diretta e senza sapere chi stanno votando in realtà ed a quale forza politica afferisce.
Senza contare che il Movimento ha tutti i media contro, che ne fanno una campagna denigratoria perenne e chi si informa solo attraverso di loro ha una percezione totalmente mistificata della realtà!

Ora c’è solo una cosa da fare: testa bassa e pedalare, analizzare gli errori commessi fin qui e migliorarsi, migliorarsi sempre e continuare a lavorare per lasciare l’Italia migliore di come l’abbiamo trovata.

Ne approfitto per fare i miei migliori auguri al nuovo Sindaco M5S di Parzanica (Bg), al riconfermato Sindaco di Sarego ed a tutt* coloro che dovranno affrontare il ballottaggio del 25 giugno… per aspera ad astra!

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Reddito, lavoro e la “Sindrome del Parlamentare Italico”.

Ah, l’Italia! Terra di Santi, poeti, navigatori… e Parlamentari eletti non si sa bene come.

Comunque ormai, a 37 anni, ho piena consapevolezza che sono eletti da noi, e ci rappresentano in pieno, nel bene e nel male.
Ma prima di dimostrarvelo, facciamo un passo indietro.

Ieri, in visita alla fabbrica Ilva di Cornegliano (Genova), il Papa ha tenuto un discorso, tra l’altro indubbiamente serio ed in parte condivisibile, che potete trovare cliccando qui

Nel parlare ha fatto un vago riferimento alla proposta del Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle, affermando che “c’è bisogno di lavoro per tutti, non di reddito’.
A parte che sono concorde solo per metà con questa frase, l’intervento del Papa è stato subito strumentalizzato dai soliti politicanti dalle dubbie capacità, tanto che l’Onorevole Daniele Pesco, che ha scritto la legge, è intervenuto su Facebook con delle infografiche che spiegano anche a chi non avesse voglia di andarsela a leggere tutta per intero cosa propone la legge sul Reddito di Cittadinanza (al link trovate il testo presentato dalla Senatrice Nunzia Catalfo alla propria camera di appartenenza) in modo da chiarire i dubbi anche ai più pigri, e con il suo permesso ve le riporto anche io:

Come si legge, il Reddito di Cittadinanza è una vera e propria manovra economica, che mira tra le altre cose a migliorare i centri per l’impiego, favorire la formazione, favorire l’aggregazione dei lavoratori e la nascita di nuove imprese, combattere il lavoro nero ed inserire nel nostro ordinamento il salario minimo garantito.
Ben altro che una “mancetta per nullafacenti”, come alcuni l’hanno definita…

Chiarisco subito come la penso: per me a 25 anni non puoi avere esperienza di niente anche se neolaureato, ed è giusto un pò adattarsi e fare il lavoro che si trova più facilmente, soprattutto se non si ha una laurea altamente professionalizzante e non si ha voglia di cambiare città e si vuole trovare un impiego “vicino casa”: però sempre con l’intento che, se non ti piace o non te ne senti portato, tu possa domani cambiarlo, e con l’esperienza accumulata e gli studi intrapresi, trovare di meglio per te.
Visto che il tuo lavoro ti impegnerà per almeno 40 anni della tua vita, che almeno ti piaccia e ti dia soddisfazione, qualunque esso sia!
Io prima di laurearmi ho fatto per diversi anni la commessa, ed è un lavoro che mi piace molto, anche se ora non è più facile da trovare come 20 anni fa.
Però ho amiche che non ne sono portate e non lo farebbero mai, mentre si dedicano ad altri tipi di attivita’ che non piacciono a me.
Tutto ciò premesso, non sono minimamente d’accordo con il doversi accontentare e rassegnarsi, e non lo sarò mai.

E qui veniamo alle note dolenti…infatti in Italia ormai una parte della popolazione è assuefatta alla mentalità da schiavo, ossia per queste persone il lavoro è un qualcosa di forzatamente brutto, pesante, sgradevole, e soprattutto l’unica concezione di lavoro che ritengono di valore è quella.
Se non ti alzi alle 5, non ti rompi la schiena in una fonderia o non fai le pulizie o i servizi pesanti, non stai veramente lavorando.
Tutti i lavori -orrore se anche ben retribuiti!- che non implichino l’essere o il sentirsi magari sfruttati, sottopagati, sfiniti a livello fisico, per queste persone non sono veri lavori, ma una sorta di privilegio (oggi in televisione un signore intervistato diceva che dai 100.000 euro di patrimonio in su una persona può essere considerata RICCA, ed ho detto patrimonio, non risparmi, e questo ci dà l’idea che tipo di mentalità stiamo parlando).

I nostri Politici negli ultimi trenta anni hanno fatto indubbiamente un bel lavoro di disintegrazione dello Stato sociale, livellando la popolazione verso il basso, con annesse mansioni e salari, e inculcando nelle persone la mentalità che sia giusto così.
Chi con i suoi mezzi e magari fatica e sacrifici riesce ad ottenere un pò più del minimo, è subito oggetto di invidia sociale, come se commettesse un peccato mortale.
E non parlo di trenta anni a caso, perché mi ricordo assai bene che quando io ero piccola, l’andare a lavorare a catena in fabbrica, fare le pulizie o tutti i cosiddetti lavori “pesanti” erano considerati certo impieghi dignitosi e a volte anche ben pagati, ma erano l’impiego considerato “naturale” di chi non aveva studiato, non conosceva le lingue e non sapeva usare le nascenti nuove tecnologie, ed i genitori della mia generazione si auguravano per noi figli un futuro migliore e destinato a qualcosa di più, magari con fatiche diverse e maggiori soddisfazioni.

Poi si deve essere inceppato qualcosa nel meccanismo, la situazione del lavoro in Italia è degenerata, peggiorando rovinosamente, e siamo arrivati al punto in cui ci si sente dare del “bamboccione” o fannullone se dopo anni di impegno all’Università e migliaia di soldi investiti si ambisce, raggiunta una certa età, a qualcosa di meglio di un contratto precario e sottopagato da friggitore di patatine al fast food da fare per qualche mese l’anno (per dire una cosa a caso), sempre che tu riesca ad ottenere il posto da friggitore di patatine.

Volesse il cielo, arriva una forza politica nuova, giovane, che studiando anche il futuro mercato del lavoro si rende conto che la situazione è tragica: il miglioramento degli stili di vita possibile grazie alle nuove tecnologie e l’avvento della robotica faranno sparire nel medio periodo milioni di posti di lavoro.
Per molti tipi di lavori pesanti ci penseranno i robot, altri spariranno del tutto e gli uomini dovranno tornare ad un nuovo Umanesimo e dedicarsi a lavori più creativi, di intelletto, che è l’unica caratteristica che ci differenzia dalle macchine.
Per favorire la transizione a questa Rivoluzione Industriale 4.0 che permetta al Paese di uscirne a testa alta, propongono un reddito minimo temporaneo a chi non ha lavoro o lo perde, con l’intento di farti assumere nel frattempo nuove competenze ed abilità, per poter migliorare la tua condizione, aumentare i salari etc… e se ne sentono dire DAI CITTADINI di tutti i colori.

Questo Paese a mio avviso sarà più duro del previsto da riformare.

E per far capire il lavoro di fino realizzato dai nostri Parlamentari votati in modo dubbio, e quanto essi rappresentano chi li vota, è di oggi l’ultima perla, partorita dalla mente di una Parlamentare PD: con la scusa di decurtare i vitalizi, ha aumentato del 20÷ la pensione di reversibilità per i congiunti dei Parlamentari (che sono anche i conviventi di fatto) sostenendo la sua tesi con queste illuminanti parole:

“Ho pensato che era sacrosanto – dice la Gasparini al fattoquotidiano.it – mettere fine a trattamenti insostenibili attraverso il ricalcolo contributivo dell’importo pensionistico ma anche che non fosse giusto che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%. E’ una misura pensata su situazioni personali a volte gravose: c’è la vedova, l’anziano, il figlio disabile etc”.

A parte il congiuntivo sbagliato, per il quale un Di Maio verrebbe crocifisso in sala mensa psr giorni mentre la signora passa in cavalleria, ciò che emerge è la Sindrome del Parlamentare Italico, detta anche Sindrome di Stocazzo.
L’Italiano normale, non Parlamentare, che vada a fare lo sguattero o il giardiniere (che tra l’altro è un bellissimo lavoro, poteva trovare un esempio peggiore!) se rimane senza lo stipendio del capofamiglia… e chi se ne frega se disabile, una vecchia vedova o un figlio plurilaureato…chi invece ha avuto solo nella vita la fortuna di avere un Parlamentare in famiglia, vivendo di rendita con i suoi circa 10.000 euro mensili, deve poter continuare a campare di rendita senza dover dedicarsi a quell’aberrante attività che viene definita lavoro. Sia mai!

E siccome un padrone per essere tale deve avere degli schiavi, pensate che la gente la sia andata a prendere di peso per sputarle in faccia o si sia segnata il nome per essere certi di non rivotarla mai più?

Giammai, stolti! A parte qualche solito starnazzamento da tastiera sui social, ho letto un glorioso “Almeno si iniziano a tagliare i vitalizi, ed è un buon segnale che la cosa sia partita dal PD”.

Questo Paese a mio avviso sarà incredibilmente più duro del previsto da riformare.