Pubblicato in: Pensieri e parole

Reddito, lavoro e la “Sindrome del Parlamentare Italico”.

Ah, l’Italia! Terra di Santi, poeti, navigatori… e Parlamentari eletti non si sa bene come.

Comunque ormai, a 37 anni, ho piena consapevolezza che sono eletti da noi, e ci rappresentano in pieno, nel bene e nel male.
Ma prima di dimostrarvelo, facciamo un passo indietro.

Ieri, in visita alla fabbrica Ilva di Cornegliano (Genova), il Papa ha tenuto un discorso, tra l’altro indubbiamente serio ed in parte condivisibile, che potete trovare cliccando qui

Nel parlare ha fatto un vago riferimento alla proposta del Reddito di Cittadinanza del Movimento 5 Stelle, affermando che “c’è bisogno di lavoro per tutti, non di reddito’.
A parte che sono concorde solo per metà con questa frase, l’intervento del Papa è stato subito strumentalizzato dai soliti politicanti dalle dubbie capacità, tanto che l’Onorevole Daniele Pesco, che ha scritto la legge, è intervenuto su Facebook con delle infografiche che spiegano anche a chi non avesse voglia di andarsela a leggere tutta per intero cosa propone la legge sul Reddito di Cittadinanza (al link trovate il testo presentato dalla Senatrice Nunzia Catalfo alla propria camera di appartenenza) in modo da chiarire i dubbi anche ai più pigri, e con il suo permesso ve le riporto anche io:

Come si legge, il Reddito di Cittadinanza è una vera e propria manovra economica, che mira tra le altre cose a migliorare i centri per l’impiego, favorire la formazione, favorire l’aggregazione dei lavoratori e la nascita di nuove imprese, combattere il lavoro nero ed inserire nel nostro ordinamento il salario minimo garantito.
Ben altro che una “mancetta per nullafacenti”, come alcuni l’hanno definita…

Chiarisco subito come la penso: per me a 25 anni non puoi avere esperienza di niente anche se neolaureato, ed è giusto un pò adattarsi e fare il lavoro che si trova più facilmente, soprattutto se non si ha una laurea altamente professionalizzante e non si ha voglia di cambiare città e si vuole trovare un impiego “vicino casa”: però sempre con l’intento che, se non ti piace o non te ne senti portato, tu possa domani cambiarlo, e con l’esperienza accumulata e gli studi intrapresi, trovare di meglio per te.
Visto che il tuo lavoro ti impegnerà per almeno 40 anni della tua vita, che almeno ti piaccia e ti dia soddisfazione, qualunque esso sia!
Io prima di laurearmi ho fatto per diversi anni la commessa, ed è un lavoro che mi piace molto, anche se ora non è più facile da trovare come 20 anni fa.
Però ho amiche che non ne sono portate e non lo farebbero mai, mentre si dedicano ad altri tipi di attivita’ che non piacciono a me.
Tutto ciò premesso, non sono minimamente d’accordo con il doversi accontentare e rassegnarsi, e non lo sarò mai.

E qui veniamo alle note dolenti…infatti in Italia ormai una parte della popolazione è assuefatta alla mentalità da schiavo, ossia per queste persone il lavoro è un qualcosa di forzatamente brutto, pesante, sgradevole, e soprattutto l’unica concezione di lavoro che ritengono di valore è quella.
Se non ti alzi alle 5, non ti rompi la schiena in una fonderia o non fai le pulizie o i servizi pesanti, non stai veramente lavorando.
Tutti i lavori -orrore se anche ben retribuiti!- che non implichino l’essere o il sentirsi magari sfruttati, sottopagati, sfiniti a livello fisico, per queste persone non sono veri lavori, ma una sorta di privilegio (oggi in televisione un signore intervistato diceva che dai 100.000 euro di patrimonio in su una persona può essere considerata RICCA, ed ho detto patrimonio, non risparmi, e questo ci dà l’idea che tipo di mentalità stiamo parlando).

I nostri Politici negli ultimi trenta anni hanno fatto indubbiamente un bel lavoro di disintegrazione dello Stato sociale, livellando la popolazione verso il basso, con annesse mansioni e salari, e inculcando nelle persone la mentalità che sia giusto così.
Chi con i suoi mezzi e magari fatica e sacrifici riesce ad ottenere un pò più del minimo, è subito oggetto di invidia sociale, come se commettesse un peccato mortale.
E non parlo di trenta anni a caso, perché mi ricordo assai bene che quando io ero piccola, l’andare a lavorare a catena in fabbrica, fare le pulizie o tutti i cosiddetti lavori “pesanti” erano considerati certo impieghi dignitosi e a volte anche ben pagati, ma erano l’impiego considerato “naturale” di chi non aveva studiato, non conosceva le lingue e non sapeva usare le nascenti nuove tecnologie, ed i genitori della mia generazione si auguravano per noi figli un futuro migliore e destinato a qualcosa di più, magari con fatiche diverse e maggiori soddisfazioni.

Poi si deve essere inceppato qualcosa nel meccanismo, la situazione del lavoro in Italia è degenerata, peggiorando rovinosamente, e siamo arrivati al punto in cui ci si sente dare del “bamboccione” o fannullone se dopo anni di impegno all’Università e migliaia di soldi investiti si ambisce, raggiunta una certa età, a qualcosa di meglio di un contratto precario e sottopagato da friggitore di patatine al fast food da fare per qualche mese l’anno (per dire una cosa a caso), sempre che tu riesca ad ottenere il posto da friggitore di patatine.

Volesse il cielo, arriva una forza politica nuova, giovane, che studiando anche il futuro mercato del lavoro si rende conto che la situazione è tragica: il miglioramento degli stili di vita possibile grazie alle nuove tecnologie e l’avvento della robotica faranno sparire nel medio periodo milioni di posti di lavoro.
Per molti tipi di lavori pesanti ci penseranno i robot, altri spariranno del tutto e gli uomini dovranno tornare ad un nuovo Umanesimo e dedicarsi a lavori più creativi, di intelletto, che è l’unica caratteristica che ci differenzia dalle macchine.
Per favorire la transizione a questa Rivoluzione Industriale 4.0 che permetta al Paese di uscirne a testa alta, propongono un reddito minimo temporaneo a chi non ha lavoro o lo perde, con l’intento di farti assumere nel frattempo nuove competenze ed abilità, per poter migliorare la tua condizione, aumentare i salari etc… e se ne sentono dire DAI CITTADINI di tutti i colori.

Questo Paese a mio avviso sarà più duro del previsto da riformare.

E per far capire il lavoro di fino realizzato dai nostri Parlamentari votati in modo dubbio, e quanto essi rappresentano chi li vota, è di oggi l’ultima perla, partorita dalla mente di una Parlamentare PD: con la scusa di decurtare i vitalizi, ha aumentato del 20÷ la pensione di reversibilità per i congiunti dei Parlamentari (che sono anche i conviventi di fatto) sostenendo la sua tesi con queste illuminanti parole:

“Ho pensato che era sacrosanto – dice la Gasparini al fattoquotidiano.it – mettere fine a trattamenti insostenibili attraverso il ricalcolo contributivo dell’importo pensionistico ma anche che non fosse giusto che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%. E’ una misura pensata su situazioni personali a volte gravose: c’è la vedova, l’anziano, il figlio disabile etc”.

A parte il congiuntivo sbagliato, per il quale un Di Maio verrebbe crocifisso in sala mensa psr giorni mentre la signora passa in cavalleria, ciò che emerge è la Sindrome del Parlamentare Italico, detta anche Sindrome di Stocazzo.
L’Italiano normale, non Parlamentare, che vada a fare lo sguattero o il giardiniere (che tra l’altro è un bellissimo lavoro, poteva trovare un esempio peggiore!) se rimane senza lo stipendio del capofamiglia… e chi se ne frega se disabile, una vecchia vedova o un figlio plurilaureato…chi invece ha avuto solo nella vita la fortuna di avere un Parlamentare in famiglia, vivendo di rendita con i suoi circa 10.000 euro mensili, deve poter continuare a campare di rendita senza dover dedicarsi a quell’aberrante attività che viene definita lavoro. Sia mai!

E siccome un padrone per essere tale deve avere degli schiavi, pensate che la gente la sia andata a prendere di peso per sputarle in faccia o si sia segnata il nome per essere certi di non rivotarla mai più?

Giammai, stolti! A parte qualche solito starnazzamento da tastiera sui social, ho letto un glorioso “Almeno si iniziano a tagliare i vitalizi, ed è un buon segnale che la cosa sia partita dal PD”.

Questo Paese a mio avviso sarà incredibilmente più duro del previsto da riformare.

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