Pubblicato in: Pensieri e parole

Lo Zeitgeist e la spada di Barbicone

Chi mi conosce sa benissimo come la penso sulla mentalità italiana e senese e sul rapporto che gli italiani ed i senesi in particolare hanno con la politica e soprattutto con la ribellione.

Un fatto avvenuto in questi giorni a Siena che mi ha colpita particolarmente è stato l’atto vandalico che ha interessato la statua in bronzo di Barbicone, ossia Francesco d’Agnolo, un lanaiolo e personaggio storico famosissimo perché fu il più grande rivoluzionario senese e nel 1371 capeggiò la rivolta cittadina che al grido di “pace ed abbondanza” chiedeva maggiore equitá sociale e diritti per i cittadini meno agiati, ed al loro diniego portò all’uccisione di molti dei governanti del tempo, con Barbicone stesso che, capeggiando la sommossa, in preda alla furia ne lanciò alcuni dalle finestre del Palazzo Comunale, ponendo fine al Governo dei Nove.

La statua di Barbicone con la spada intatta, che decora la fontanina della Contrada del Bruco.

Barbicone era un contradaiolo della Nobile Contrada del Bruco: oggi la sede del Bruco si chiama proprio Il Barbicone e la loro Fontanina è decorata da una statua bronzea di Barbicone stesso, a cui nel notte scorsa è stata spezzata ed asportata la spada.

Perché ho intitolato questo articolo citando lo Zeitgeist? Perché lo Zeitgeist è lo spirito del tempo, è quel sottotraccia culturale che anima una determinata società e spezzare la spada di Barbicone è come un simbolo del voler spezzare una ribellione: è come dire all’anima della rivoluzione senese non dovete ribellarvi, spunteremo le vostre armi.

Ovviamente io penso sia stato solo l’atto vandalico di uno sciocco, magari ubriaco, o di un turista volgare che si è voluto prendere un “souvenir”. Ma il messaggio simbolico che passa è fortissimo, a Siena nemmeno Barbicone ha più la sua spada.

Del resto siamo la città in cui si picchia un uomo, lo si lancia da una finestra, lasciandolo agonizzante venti minuti in un vicolo col suo orologio che vola di sotto decine di minuti dopo, ma archiviamo tutto come suicidio dopo indagini e perizie che lasciano un enorme senso di rabbia ed amarezza ed in cui la Banca di cui quell’uomo era a capo dell’Ufficio Comunicazione è stata distrutta dagli stessi che ci Governano a livello sia locale che Nazionale, ma nessuno ancora paga, sia penalmente che in solido.

Siamo la città in cui la vedova di quell’uomo è sotto processo con un giornalista, senza nessuna colpa, come nel famoso romanzo di Kafka, perché alcune mail tra suo marito e l’allora AD della Banca sono state rese pubbliche, senza che nessuno li abbia mai querelati per questo.

Auguro a Barbicone di ritrovare al più presto la sua spada.

REVOLUTION.

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