Pubblicato in: Pensieri e parole

Gli ideali sono sempre validi?

Se ci sono delle cose che l’attivismo politico mi ha insegnato in questi anni ce ne sono sicuramente due in particolare:

1. La prima è che non si può sempre accontentare tutti. Anche applicando le migliori decisioni o idee del mondo qualcuno sarà sempre scontento, quindi con l’esperienza si impara a fare del nostro meglio ed a scremare la critica dall’attacco strumentale;

2. La seconda cosa è che non bisogna farsi prendere troppo la mano dal potere che la politica può conferire e tenere in mente che non sempre se noi abbiamo delle idee e degli ideali questi, se applicati indiscriminatamente, porterebbero un reale vantaggio generale per la comunità.

Un esempio che mi viene subito in mente è quello della lotta all’inquinamento: se noi decidessimo di chiudere tout-court tutte le fabbriche che risultano troppo inquinanti, sicuramente avremmo risolto in parte il problema dell’inquinamento, ma avremmo distrutto un tessuto sociale mandando a casa centinaia se non migliaia di lavoratori, con tutti i dipendenti e le aziende anche dell’indotto: quindi una cosa da tenere sempre in considerazione è che in politica bisogna mediare sulle proprie posizioni e sui propri ideali e confrontarli poi con i risultati che porterebbero nella realtà una volta applicati, e soprattutto avere la lungimiranza di pensare al futuro, alle conseguenze delle nostre decisioni.

Bisogna partire dal massimo obiettivo che si vorrebbe perseguire es. “Fabbriche che non inquinano e piena occupazione”, e poi calarsi nella realtá e muoversi verso quella direzione con la politica dei piccoli passi, tenendo anche conto che non sempre lo sviluppo tecnologico può andare di pari passo con la nostra immaginazione (che non ha confini) e quindi potrebbe essere impossibile avere “fabbriche che non inquinano” nel giro di pochi anni, ma riuscire ad ottenere fabbriche che inquinano il 50÷ in meno di quelle attuali grazie a delle nuove costruzioni ed a oculate politiche di bonifica dell’esistente. Sarebbe già una grande vittoria e magari i nostri figli o nipoti potrebbero migliorare ulteriormente questi standard.

Quindi anche le migliore idee, se portate avanti in maniera fanatica, in modo cieco senza pensare alle loro conseguenze e agli effetti che hanno poi sulla realtà, possono in realtà diventare dannosissime. Tornando all’esempio della fabbrica che inquina e che viene chiusa con tutti i dipendenti che restano a spasso:

1. Chi riqualificherà questi dipendenti che necessitano di trovare un altro lavoro? Lo stato sociale e le leggi in vigore permettono a queste persone di trovare facilmente un nuovo lavoro?

2. Chi li manterrà nel frattempo in cui restano disoccupati se hanno sempre lavorato in fabbrica e le fabbriche nel giro di km non ci sono più e non rientrano più nelle fasce d’etá garantite da incentivi per l’occupazione?

3. Chi indennizerá ed in che modo le aziende dell’indotto che hanno perso un grosso giro di affari?

Queste sono sono alcune delle domande a cui dare risposta prima di agire, ed ovviamente questo esempio è estendibile a tutte le decisioni che un’amministrazione deve prendere, ancora di più se a livello nazionale.

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