Pubblicato in: Pensieri e parole

Essere libere comporta sempre delle scelte.

In questi giorni sta tenendo banco sui mass media una storia che sta dividendo l’opinione pubblica in maniera molto netta, quella del produttore americano Harvey Weinstein accusato dopo 20 anni da molte attrici di Hollywood di averle molestate quando non addirittura stuprate ed ora finito in disgrazia.

Harvey Weinstein
Il produttore Hollywoodiano Harvey Weinstein, al centro dello scandalo.

Dall’esterno, basandomi su ciò che riportano gli organi di stampa (che può essere quindi incompleto, manipolato o addirittura falso) la mia opinione è che Weinstein sia uno di quegli uomini poco virili che in maniera moralmente abietta ha sfruttato per decenni una posizione di potere per ottenere sesso facile con donne bellissime che nella maggior parte dei casi sarebbero state fuori dalla sua portata. Un uomo moralmente riprovevole quindi, ma non un criminale, a meno che non emergano altri fatti dalle indagini. Quindi non mi pronunceró su alcun caso specifico che sta creando scalpore in Italia, per quello da quanto ho letto servono indagini giudiziarie e supporto psicologico serio, non opinioni. Parlerò in generale delle dive americane che lo accusano.

Tutti sappiamo che domanda ed offerta sono regolate dal mercato, se lui ha sempre chiesto a tutte è perchè molte hanno accettato.

Quindi pur considerandolo un uomo moralmente abietto, allo stesso tempo non riesco da donna ad avere la minima stima di chi ha acconsentito ad essere carina con lui per avere magari una parte importante in un film, una scorciatoia per il successo, un cachet più alto, e per VENTI ANNI ha taciuto, godendo dei vantaggi maturati da quella decisione accondiscendente, continuando a lavorare con lui, ad abbracciarlo sorridente sui red carpet di Hollywood e ringraziarlo commosse nei discorsi per i premi Oscar, per poi -oggi che non ha più bisogno di lui perché ormai arrivata- sputargli addosso odio e veleno in questo modo.

Si badi bene che per me la libertà sessuale è sacra, e non do alcun giudizio morale su chi ha scelto di accettare gli scambi sessuali di Weinstein, ognuna del suo corpo fa ciò che vuole nel modo che desidera e fa le sue scelte di vita, valutando in base ai propri parametri: do però un giudizio morale molto forte sull’ipocrisia di chi oggi, dopo decenni, inventa scuse per ripulirsi l’immagine ed affossare un uomo, di cui si dice ad Hollywood TUTTI sapessero.  TUTTI. Uomini e donne.

In America la class action è legale, avrebbero potuto unirsi prima e denunciarlo in tante, invece hanno lasciato da sole quelle poche ragazze che hanno rifiutato il suo do ut des per poi attaccarlo oggi tutti insieme. Oggi viene fuori che tutti sapevano, nell’ambiente il suo vizietto era noto, ma tranne poche voci che lo accusavano nel vuoto, per decenni sono stati quasi tutti zitti ed accomodanti. Eh no. Così è troppo comoda. Troppo comodo adesso venire a dire che lui era troppo potente… lo era anche fino a ieri, fino a ieri e per VENTI ANNI dove siete state tutte? Ripeto, in America si possono fare azioni legali di gruppo.

L’idea che ne ho tratto è che a tutte (magari anche a qualche maschietto?) faceva comodo fare parte del “giro” di Weinstein, dire di no avrebbe potuto significare venire emarginate da quel cerchio magico e poi finché la carriera non era consolidata col cavolo che si sarebbero date una mano a vicenda, denunciando tutte insieme e rischiando di rimetterci una carriera milionaria a scapito di qualche altra. Prima l’importante era farsi le scarpe a vicenda, essere nel giro che conta a scapito anche delle altre: oggi che non hanno nulla da perdere e guarda il caso! alcune sono anche politicamente esposte, fa comodo liberarsi del capro espiatorio, l’orco cattivo che macchia l’immagine di Hollywood e che ormai non serve più per raggiungere i propri obiettivi.

Una vicenda da cui escono pulite solo quelle poche ragazze che hanno detto no, magari restando confinate nel loro oblio o non ascoltate, o al contrario hanno detto sì ed oggi tacciono e si tirano fuori da questa ipocrita battaglia meramente legata alla politica ed al potere, continuando coerentemente a far parte di un sistema che hanno volontariamente accettato.

Essere libere comporta l’assumersi le proprie responsabilità in ogni situazione, e dire alcuni NO, non scendere a compromessi se non li si ritiene opportuni. E combattere SEMPRE per scardinare certi sistemi, non farne parte e poi sputare a comodo nel piatto in cui si è mangiato per decenni fingendosi oggi “paladine delle donne”: magari con un bel no ed una bella battaglia contro questi sistemi non sarebbero diventate attrici strapagate e famose, ma comuni impiegate o commesse, o forse oggi sarebbero lo stesso delle star, ma con una gavetta più lunga e difficoltosa. Ma con una dignità e credibilità intatte, e magari una battaglia vinta sul campo.

Mi dispiace, ma non sono queste le donne da cui mi sento rappresentata per la difesa dei miei diritti, Donne come Franca Viola le considero un miglior esempio. Oltre a me stessa, ogni giorno.

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